Sicurezza per il ricevente
Attraverso la trasfusione di sangue si possono trasmettere malattie pericolose come l’AIDS o l’epatite. Per questo motivo, ogni donatore deve essere consapevole della sua enorme responsabilità nei confronti di chi riceverà il suo sangue.
Prima della donazione è quindi indispensabile compiere indagini meticolose e sistematiche. Per questo è essenziale anche che il donatore sia dotato di senso di responsabilità e risponda con sincerità a tutte le domande.
Una risposta inesatta da parte del donatore al momento della valutazione della sua idoneità alla donazione può avere conseguenze gravissime per il ricevente. Chiunque fornisca consapevolmente informazioni inesatte deve essere escluso dalla donazione in modo definitivo, avendo compromesso un rapporto basato sulla fiducia.
Il cosiddetto "periodo di finestra diagnostica"
È vero che la sicurezza assoluta per una persona che riceve una donazione di sangue non esiste: all'inizio di ogni malattia vi è quella che viene chiamata "finestra diagnostica", vale a dire il lasso di tempo che intercorre tra il momento del contagio e quello in cui gli agenti patogeni o gli anticorpi possono essere evidenziati con gli esami di laboratorio.
Per quanto riguarda l'epatite C, nel 1999 la finestra diagnostica è stata ridotta da 70 a 20-30 giorni circa. Tale progresso ha potuto essere realizzato grazie all'introduzione di una nuova analisi denominata PCR(Polymerase-Chain-Reaction), che rileva la presenza nel sangue del DNA virale.
Dal 1º marzo del 2002 con l'introduzione sistematica di un test basato sulla metodica PCR si può evidenziare il virus stesso dell'AIDS. La finestra diagnostica ha potuto essere ridotta così a ca 12 giorni.
Secondo gli esperti il rischio teorico residuo di essere contagiati da una di tali malattie in seguito ad una trasfusione è di uno su da uno fino a due milioni donazione. Basti pensare che tale rischio è notevolmente inferiore al rischio di essere colpiti da un fulmine.


