Esperienza personale di donazione del sangue: uniti per fare del bene

17/06/2014 Novità di: Isabel Zumofen 0 Kommentare

«Uniti per fare del bene» è il motto della nostra campagna di quest’anno sulla donazione del sangue. Quali collaboratrici marketing, Linda ed io sosteniamo pienamente questa campagna, e non solo da dietro alla scrivania. Desiderose di motivare anche gli altri, abbiamo deciso di passare all’azione. Linda, alla sua prima donazione, ed io già tre volte donatrice, abbiamo vissuto un’esperienza bella ed emozionante, che condividiamo con piacere con voi.

Spuntino ed entrata al centro trasfusionale

Il giorno della donazione eravamo un po’ agitate: Linda era alla sua prima donazione ed io avevo effettuato l’ultima tre anni prima. La puntura con l’ago farà male? La nostra circolazione farà le bizze dopo la donazione? Come si svolgerà il tutto? Già diversi giorni prima avevamo dato un’occhiata al questionario modello e chiarito se eravamo veramente atte a donare il sangue. In particolare durante i mesi estivi, a causa dei viaggi intrapresi, vengono spesso applicati criteri di esclusione supplementari. Nel nostro caso, da questo punto di vista, abbiamo ricevuto di principio il via libera.

Dopo aver fatto un piccolo spuntino in ufficio e aver bevuto circa tre litri di acqua a testa, ci siamo dirette al centro trasfusionale di Berna. La nostra collega Nina, che ringraziamo molto, si è prestata come fotografa. Il momento era giunto e, con il cuore che batteva forte, ci siamo lanciate.

Questionario ed analisi

Alla ricezione ci sono stati consegnati un questionario e una barretta di Toblerone. Compilato il questionario, ci hanno chiamate individualmente nella stanza accanto, dove sono state misurate la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, la temperatura e l’emoglobina. A tale scopo ci è stato fatto un piccolo prelievo di sangue dal dito.

La sensazione non sto a descriverla, poiché i ricordi d’infanzia dei famosi «pic» riemergono immediatamente: «No, no fa male, è solo un piccolo «pic» e poi è tutto finito». E in effetti è proprio così. Ci viene infine comunicato che siamo tutte e due idonee alla donazione.

La donazione

A questo punto siamo passate alle cose serie. Ci siamo stese sul lettino con la tensione che saliva, poiché il grande momento si stava avvicinando. L’ago è stato inserito in men che non si dica e, chiaramente, non è stato nulla di tremendo! Onestamente lo sapevo già, ma anche Linda, alla sua prima donazione, conferma di aver avuto le stesse sensazioni. All’inizio ho sentito un leggero bruciore, dovuto al coagulante nell’ago, come mi ha spiegato la collaboratrice del centro trasfusionale.

Il sangue ha poi iniziato a defluire nella sacca per poco più di cinque minuti. Assolutamente indolore. Una volta rimosso l’ago (pure indolore), ci è stata applicata una fasciatura di compressione. E il dettaglio divertente è che abbiamo potuto scegliere il colore: fasciate di rosa e giallo ci siamo riposate un po’ sui nostri lettini e abbiamo bevuto qualcosa. Quando abbiamo potuto alzarci, ad attenderci nella caffetteria del centro trasfusionale c’erano panini e torte gentilmente offerti.

Conclusione



Conclusione di questa esperienza? La rifaremo di sicuro: basta così poco per salvare vite! In futuro subiremo volentieri qualche «pic» sulle dita. Un ringraziamento va anche ai collaboratori del centro trasfusionale per la loro gentilezza e competenza. Ci hanno fatto sentire a nostro agio.

E per quanto riguarda la nostra circolazione? Dopo la donazione Linda si è sentita subito in perfetta forma, io invece ho avuto qualche capogiro che è però passato in fretta. 15 minuti più tardi sono tornata a casa in bicicletta, con più fiatone del solito, ma nient’altro. La serata è stata all’insegna della tranquillità: dopo una donazione del sangue, infatti, andrebbero evitati sport agonistici, privilegiando il riposo. Condizioni che a me e Linda vanno benissimo.

Quando avete donato il sangue per l’ultima volta?

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