Nessuna esitazione quando c’è in gioco una vita

08/07/2015 Novità di: Sarah Koch 0 Kommentare

Mi sono registrata come donatrice di cellule staminali del sangue quando il mio ragazzo, che ci ha lasciati un paio di mesi fa, si è ammalato di leucemia mieloide acuta. Quando si vive personalmente un dramma simile, si è perfettamente consapevoli dell’importanza di trovare un donatore compatibile per salvare la vita di una persona.

 

Era appena trascorso un anno dalla mia registrazione, quando mi è stato chiesto se ero disposta a donare le mie cellule staminali del sangue per un malato che ne aveva urgentemente bisogno. Le sue caratteristiche HLA erano compatibili con le mie. Ho accettato senza esitazioni e tre mesi più tardi mi hanno chiamata per confermare la donazione. La data della donazione di cellule staminali del sangue periferiche è stata quindi fissata. Mi ha commosso molto poter regalare una seconda vita a una persona.

Alcuni giorni prima della donazione mi sono stati somministrati fattori di crescita (in modo tale che le cellule staminali del sangue si moltiplichino e dal midollo osseo entrino nella circolazione sanguigna) e devo dire che inizialmente era un po’ sgradevole poiché non sopporto la vista del sangue. Il giorno della donazione ero così nervosa che il mio sangue non scorreva bene. Per fortuna il personale infermieristico si è dimostrato molto gentile e mi ha tranquillizzata. Il sangue è stato prelevato dal braccio destro, portato in un separatore di cellule (dove le cellule staminali arricchite sono separate dal sangue) e poi reimmesso nel mio corpo attraverso il braccio sinistro. Non ho sentito nulla. Sono dovuta restare sdraiata tranquilla per cinque ore, durante le quali le infermiere si sono occupate di me e mi hanno tenuto compagnia con grande professionalità. Mio padre è poi venuto a prendermi e la dottoressa mi ha dato un piccolo omaggio di ringraziamento. Ero un po’ stanca, ma per il resto stavo bene. Non ho sentito alcun cambiamento nemmeno nei giorni e nelle settimane successive alla donazione.

Se penso a quanto piccolo sia questo gesto rispetto alla sofferenza vissuta dal paziente in quel momento, mi pare evidente che era davvero il minimo che potessi fare per aiutarlo. E lo rifarei in qualsiasi momento. Purtroppo non saprò mai chi è il mio ricevente né tantomeno come sta, ma so che sarò sempre legata a lui.

 

Il sangue mi è stato prelevato dal braccio destro. Non ho potuto muoverlo per cinque ore, perché a ogni movimento il separatore di cellule emette un allarme sonoro.

 

Il separatore di cellule raccoglieva il mio sangue, dal quale filtrava le cellule staminali del sangue per poi reimmettere il resto del sangue nel mio corpo attraverso il braccio sinistro. Grazie ai fattori di crescita che mi sono stati somministrati alcuni giorni prima della donazione, le cellule staminali del sangue presenti nel midollo osseo si sono moltiplicate e sono state rilasciate nel sangue.

 

 

Ed ecco il risultato finale: una sacca di 1’500 ml di cellule staminali del sangue pronte per essere consegnate al paziente e trasfuse entro le 72 ore successive mediante lo stesso procedimento di una trasfusione sanguigna. Le cellule staminali del sangue vanno poi a installarsi autonomamente nel midollo osseo del ricevente, dove dovrebbero produrre nuove cellule ematiche sane sostituendo così il suo sistema ematopoietico malato, precedentemente distrutto.

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